LO STRANO CASO DI GIOVANNI GRAEFER


Come è noto la realizzazione del Giardino all’Inglese della Reggia di Caserta fu suggerito ai sovrani Ferdinando IV di Borbone e sua moglie Maria Carolina d’Austria da Sir William Hamilton, ambasciatore della corona britannica stante a Napoli già dagli anni Settanta del Settecento.
L’idea di creare un nuovo spazio naturale, da inserire nel parco reale del complesso vanvitelliano, venne proposta dall’anziano diplomatico all’inizio degli anni Ottanta del XVIII secolo. Per la formazione di questo giardino venne prescelto, su indicazione di Joseph Banks, presidente onorario della Royal Society di Londra, di cui ne faceva parte lo stesso Hamilton con la qualifica di corrispondente estero, John Andrew Graefer, le cui origini erano austriache. Questi era stato allievo del botanico-giardiniere Philip Miller, e prima della sua partenza per Napoli stava sistemando il giardino del conte di Coventry. Graefer inoltre era noto in Inghilterra per avervi introdotto diverse piante esotiche, alcune delle quali provenivano dal Giappone. Felice dell’offerta di Banks, il paesaggista austriaco organizzò, nell’immediato, la sua partenza per la capitale partenopea. Così Graefer, insieme ai suoi tre figli Giovanni, Carlo e Giorgio, lasciò definitivamente l’Inghilterra. Il fatto di non aver parenti sull’isola, ed esser rimasto vedovo alcuni anni prima, gli consentì di affrontare una sorta di avventura a dir poco eccitante. Ma le aspettative del giardiniere purtroppo non vennero esaudite. Con il passar del tempo, le difficoltà e le ristrettezze economiche presentate dalla corte borbonica, senza tralasciare i tanti rivolgimenti politici che si manifestarono tra il 1799 ed il decennio napoleonico (1805-1815), non consentirono al Graefer di veder ultimato il più bel giardino che avesse mai creato.
Nel dicembre del 1798 il botanico scappò, insieme ai reali e a Sir Hamilton, da Napoli per sfuggire alla rivoluzione partenopea. Mentre egli riparava in Sicilia i suoi figli venivano lasciati a Caserta per continuare i lavori del giardino. Nel 1801 passò al servizio di Horatio Nelson per sistemare il suo giardino nella villa di Bronte, ricevuta in dono da Ferdinando IV per le gesta compiute durante la reazione ai repubblicani partenopei del ’99. Il 21 agosto del 1802 Graefer morì improvvisamente, lasciando la sua seconda moglie in Sicilia e i figli a Caserta. Intanto proprio questi ultimi, sin dalla fine del 1798, si erano presi cura del giardino all’inglese, e, stando alle fonti dell’epoca, pare che i tre giovani Graefer se la cavarono anche bene, affrontando anche con coraggio i diversi rivolgimenti politici in atto in tutto il regno. I giovani figli del botanico riuscirono a sopravvivere alla rivoluzione napoletana, alla prima restaurazione borbonica, e alla reggenza di Gioacchino Murat. Nel frattempo Giovanni, il primogenito di John Andrew, era divenuto il capofamiglia. Dopo la morte del padre, con l’intento di onorargli la memoria, egli pubblicò un elenco delle specie già impiantate nel parco all’inglese casertano. “Synopsis Plantarum Regii Viridarii Casertani” è il titolo del catalogo di piante. La lettura di questa opera ci consente di apprendere quanto Giovanni non fosse da meno al padre, e di quanto fosse ben preparato sulla scienza botanica. Nel “Synopsis Plantarum Regii……” egli si dichiarò successore del “Botanicae Professor” John Andrew, e “Praefectus” del Regio Viridario Casertano. Nonostante le sue capacità, il primogenito del paesaggista austriaco non riuscì ad arricchirsi pur esercitando un piccolo commercio di semi e piantine.
Nel 1807 Giovanni acquisì in enfiteusi una casa nel borgo di Sala. L’immobile, come riportano i documenti, consisteva in un “edificio[…]composto di quattro bassi e tre stanze superiori[…]dotato di portone d’ingresso e d’un cortiletto[…]con comodi del forno, del lavatoio ed altro” (cfr. Archivio Storico Reggia di Caserta 3558, Platea, Vol. I, pp. 541-542.). Già Carlo Knight (1986) provò a trovare i motivi che spinsero il giovane Graefer a procurarsi questa abitazione, ed ad abbandonare quella che avevano nel giardino all’inglese, progettata, tempo addietro, da Carlo Vanvitelli. Knight ipotizzò che forse Giovanni era alla ricerca di un alloggio più grande che potesse soddisfare le proprie esigenze, oppure fu sollecitato dalla paura di un immediato licenziamento. Questa ultima congettura è più che plausibile se si tiene conto del fatto che i Graefer non erano certo simpatizzanti della nuova reggenza napoleonica. Difatti già l’anno precedente era stato arrestato Giorgio, e condotto “in un orrido Criminale nel Castello di Capua, e vi restò detenuto per circa due mesi con continue minacce di dover perdere infamemente la vita” (cfr. Archivio Storico Reggia di Caserta 1772, 527, 207, e cfr. Carlo Knight,
Il Giardino Inglese di Caserta. Un’avventura settecentesca, Napoli, 1986, p. 117.). Nel 1809 invece Giovanni fece apporre nella chiesa di San Lorenzo martire di Casolla una lapide marmorea in onore di suo suocero. La lastra riporta la seguente iscrizione: D.O.M QVIESCENTI . IN . SOMNO . PACIS / PETRO . LAVRENTIO . IAQVINTO / QVI / IESV . CHRISTI . CRVCI . AFFIXI . IMAGINEM / HEIC . VBI . RESVRRECTIONEM . EXPECTAT / CAROLVS FILIVS / PAROECIAE . D . BENEDICTI . COGNOMINIS . PAGI / CVRIO / ET / IOHANNES . GRAEFERVS . GENERI FILII . LOCO . HABITVS / PARENTI . OPTIMO . OPTIMEQVE . DE . SE . MERITO / POSVERVNT / VIXIT . ANN . LXXIII . MENS . VI . DIEB . IVI DECESSIT . PRID . ID . MART . MDCCCIX.

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La presenza di questa targa è una prova di quanto il figlio di John Andrew si sia radicato nel territorio casertano, tanto da sposare una casollese. Pur provando diversi timori in riguardo alla sua cacciata dalla reggia da parte dei francesi, egli, insieme agli altri due fratelli, mantenne comunque l’incarico per il compimento del giardino.
I napoleonidi, nella loro magnanimità, liberarono Giorgio, gli ridiedero il lavoro, aumentandogli anche lo stipendio, ma lo tennero sempre sotto osservazione. Durante tutto il decennio francese i Graefer continuarono così a prendersi cura del giardino. In esso apportarono diversi miglioramenti, e ne trassero, tramite particolari servigi, dei buoni profitti economici.
Nell’estate del 1815, quindi con il ritorno di Ferdinando dall’esilio siciliano, Giovanni dovette rapportarsi nuovamente al vecchio committente del parco all’inglese, ed in qualità di “Praefectus” si incaricò di informare il sovrano quanto era accaduto durante la sua lunga assenza. Nonostante la premura dimostrata nei confronti del Borbone e l’intento di rendergli note le angherie subite dagli occupanti napoleonici, il giardiniere, seppur non accusato di tradimento, venne guardato con sospetto dal reggente governo “restaurato”. A quanto pare Giovanni si era adattato fin troppo bene alla dominazione dei parenti di Napoleone. Ormai guardato con sospetto dall’intera corte, il primogenito di John Andrew venne, attenendosi alle attuali ricostruzioni storiche, allontanato dal giardino. Del suo periodo successivo sappiamo che, nel 1832, aveva in affitto una casa con giardino nella località di Statorano. Si trattava di un piccolo terreno di proprietà della chiesa di San Rufo martire di Piedimonte di Casolla, a cui il giardiniere devolveva, ogni anno, ben 12 ducati (cfr. “Elenco de’ Capitali, e canoni della Parrocchia di S. Rufo trascritto dal Ruolo suppletorio, che si conserva presso l’Amministrazione Diocesana di Caserta, reso esecutivo a dì 3 ottobre 1832. Registro in Caserta a dì 30 Novembre 1832”, in Nicola Jannelli, “Nota delli beni della chiesa parrocchiale di S. Rufo Martire, formata tempo dal Parroco Jannelli”, 1795, copia fotostatica a cura del Laboratorio di Ricerche Sociali, Caserta, 1986.). A conferma di questa notizia è rimasta una piccola targa in marmo posta su di un antico caseggiato sito appunto a Staturano.

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Su vi è scritto: G. GRAEFER. Probabilmente Giovanni nel fondo della frazione staturanese coltivò alcune specie da inserire poi nei giardini di alcuni suoi committenti. A tal riguardo è ipotizzabile che il paesaggista in questione abbia lavorato anche nel vicino parco signorile dei marchesi Cocozza di Montanara. Difatti sono note alcune similitudini ornamentali e botaniche dello spazio naturale suddetto con quelle del giardino all’inglese della reggia. Tale accostamento è stato messo in luce, più volte, da Nicola Tartaglione nei suoi svariati contributi dedicati propripo al giardino del palazzo Cocozza di Casolla. L’ultima notizia relativa a Giovanni Graefer risale invece al suo decesso. Sappiamo che morì nel 1837, anno in cui si diffuse nell’intera città di Caserta il colera. Dal registro dei Morti della Parrocchia di San Leucio si legge che: “Giovanni Graefer, figlio [di] Giovanni Andrea, marito di Maddalena Giaquinto, munito de’ S.i Sacramenti, morì nel dì 20 luglio 1837, ed il di lui Cadavere fu sepolto in S. Maria di Macerata = Morto di Colera =”.

“A margine”
I figli di eminenti personaggi, nonostante il loro impegno nel proseguire le opere iniziate dal genitore, incontrano spesso innumerevoli difficoltà nell’esser ricordati dalla storia. Di frequente capita che si ha una forte pregiudiziale nei confronti di una “certa” prole, senza tener conto che, non di rado, accade che il figlio superi il proprio padre.


Luigi Fusco