La chiesa
di San Rufo Martire
La prima documentazione
relativa all’esistenza della chiesa di San Rufo Martire
risale al 1113 nella “Bolla” di Sennete.
Una leggenda locale narra che il piccolo tempio sia stato
innalzato dai fedeli di Piedimonte nel luogo in cui il
santo, originario di Verona, subì il martirio da parte dei
sacerdoti pagani del vicino Tempio di Giove Tifatino.
L’impianto architettonico, databile intorno alla prima metà
del secolo XI, è sobrio nella parte esterna, mentre
l’interno è a navata unica con tre cappelle laterali sorte
tra il XVII ed il XVIII secolo.
Alla chiesa si accede percorrendo una ripida scalinata con
gradini in pietra e attraversando il sagrato da cui si
sviluppa anche il modesto campanile. La decorazione interna
è abbastanza scarna e non gode, purtroppo, di un buono
stato di conservazione. Il dipinto più antico è il brano ad
affresco, nell’abside, raffigurante la parte inferiore del
corpo del Cristo
Pantocratore, in quanto quella superiore è
coperta da uno stucco realizzato nella seconda metà del
Settecento. Della stessa epoca sono anche alcune pitture,
con figure di Santi, inserite in cornici ovali stanti sulle
pareti della navata principale. Del XVIII secolo è anche il
pavimento con maioliche dipinte, messo in opera, su
commissione del parroco Nicola Jannelli, dalla bottega dei
Massa di Maddaloni. Si tratta di un vero e proprio
capolavoro barocco di arte applicata, caratterizzato dalla
presenza di elementi floreali, geometrici e mistilinei.
Poco è rimasto dell’affresco raffigurante
San
Giorgio e il drago, risalente, verosimilmente,
agli inizi del Quattrocento. L’altare principale è invece
privo di buona parte dei suoi marmi commisti, trafugati da
ignoti, una decina d’anni or sono. In gravi condizioni
versa anche il seicentesco organo, in legno dorato e finto
marmo, posto al di sopra dell’ingresso della chiesa.
Visibili ed in discreto stato di conservazione sono le
lapidi e gli stemmi della famiglia Alois.
Luigi
Fusco