Il
“Ciceriello mancato”
Sono stato a Piedimonte di
Casolla in occasione della festività dell’Ascensione; ero
talmente entusiasta di partecipare alle celebrazioni
religiose e ricreative come un bambino che, per la prima
volta, viene condotto ad un evento di particolare
importanza, ma, una volta giunto nel luogo prefissato, ho
trovato solo tanta desolazione e, soprattutto, non ho
rinvenuto il tradizionale “ciceriello”. Un altro duro colpo
è stato inferto alla tradizione casollese. Lentamente, come
una sorta di déjà
vu,
stanno scomparendo tutte le consuetudini locali, per far
posto a tendenze e “nuovi corsi” magari orientati verso
l’affermazione del “maggiorente” del momento. La
popolazione, dal canto suo, vive in una specie di letargo,
che in realtà dura da sempre, mentre i “genius loci”, cioè
coloro che tanto vantano di far del bene per il paese, si
nascondono dietro effimere scuse giustificanti il loro
totale distacco verso qualsiasi forma di manifestazione
prettamente casollese. Ad onor del vero anche la visione
della processione mi ha intristito non poco; il numero dei
fedeli era abbastanza risicato, e quasi verrebbe da dire,
parafrasando una ovvia frase di rito, che “non c’è più
religione”. Al riguardo mi domando: “Ha effettivamente
senso partecipare ad una funzione religiosa senza
comprenderne i significati spirituali, teologici ed anche
antropologici?”. Del resto perché i casollesi dovrebbero
porsi tale interrogativo, se non ci sono più valori ed idee
a cui credere e, cosa peggiore, non ci sono le volontà
intellettuali che possano sollecitare varie ed eventuali
riflessioni. Beh! Qualcuno ci sarebbe pure, ma, purtroppo,
viene deriso, messo alla berlina e considerato un povero
uomo che ha soltanto voglia di mettersi in bella mostra.
Tale considerazione la dice lunga su come stanno le cose a
Casolla e su quante gelosie ed invide persistono fra le
persone. I casollesi, ogni giorno che passa, perdono sempre
più la loro identità. Si stanno omologando ai “topoi”
sociali ed economici più discutibili e tipici della
provincia casertana. Un po’ alla volta stanno dimenticando
chi sono e quali sono le loro origini, non si rendono conto
di quanto è cambiato il territorio e di come sta evolvendo
il paese in un quartiere dormitorio. Incontro gente
“forestiera” che è contenta di abitare a Casolla perché si
sta bene e non ci sono spicciole forme delinquenziali come
ad Arzano o a Casoria. Tali persone, però, cosa sanno di
Casolla, della sua storia, del suo patrimonio culturale e
dei suoi monumenti? Niente, un bel nulla. I casollesi, dal
canto loro, assumono verso questa gente un comportamento
ambiguo, a tratti ipocrita, frutto di un perbenismo fuori
luogo, ed a tratti a dir poco servile, mostrando una ormai
scomparsa genuinità paesana. Intanto il paesaggio cambia, i
palazzi storici quasi non hanno più ragion di star in piedi
e le tradizioni, pigramente, scivolano nell’oblio per, poi,
esser dimenticate completamente. Miei cari, ho scritto tale
e noiosa considerazione sullo stato dei fatti a Casolla per
un solo motivo: rivoglio il “ciceriello”. Poi chi vuol
intendere intenda.
Luigi
Fusco