Come al
solito c’è solo il nulla
E’ noto che d’estate, per
distogliere dal pensiero delle ferie mancate i tanti
cittadini rimasti a sopportar la calura “leonina”, è
possibile andare in giro per il proprio capoluogo ed il suo
circondario a caccia di una serie di eventi folkloristici o
dedicati a vere e proprie kermesse teatrali e musicali.
Spesso in tale ricerca ci si imbatte in manifestazioni poco
gradevoli o mediocri per quanto concerne l’aspetto
qualitativo, altre volte, pagando non poco, c’è
l’opportunità di assistere a spettacoli degni di una vera e
propria “cartellonistica” teatrale.
Ciò che invece non è possibile
rinvenire, ormai da tempo, sono le feste o i trattenimenti
aventi lo scopo di recuperare le tradizioni locali; per
tali si intendono quelle avendo un forte connotato
demoetnoantropologico.
Per quanto questo termine possa esser, per i più, un
emerito sconosciuto ed anche difficile da pronunciare,
comprende una molteplicità di significati e significanti
che fondano le radici nella cultura e nel sapere di un
determinato popolo.
Essendo la nostra una società
in cui vigono i principi di un ammodernamento sempre più
sfrenato e poco attento alla conoscenza delle tracce del
passato, si tende, quasi fosse un fatto dovuto, a non
prendere in considerazione ciò che la nostra storia e la
nostra cultura popolare possono offrire. Se ciò accade è,
ovvio, che si tratta di un fatto culturale, nel bene o nel
male che sia.
In assenza di valori e principi etici è chiaro che i
cosiddetti “fatti culturali” possono non aver seguito,
poiché gli obiettivi di chi sovrintende qualsiasi tipo di
manifestazione sono mirati all’affermazione del
proprio ego.
La megalomania, il voler ad ogni costo sfruttare situazioni
pregresse tanto da poter dar lustro alla propria persona
non è l’unico male a vigere; purtroppo, c’è da dire, che in
tale contesto prende il sopravvento anche la cosiddetta
“sub-cultura”, in cui sopravvivono usi e costumi legati al
culto mangereccio e alle più torbide espressioni corporali,
manifestate tramite danze che non hanno nulla di tribale. E
così Thanatos
prende il
sopravvento su Eros;
il caos distruggere la passione, l’amore indirizzato verso
la sete di conoscenza per la storia e le tradizioni
“antropologiche”, e così tutto scompare lentamente per
finire nel dimenticatoio o, cosa ancor più triste, nel
nulla cosmico della nostra memoria.
Purtroppo, bisogna dire, tutto ciò si è verificato anche a
Casolla.
Luigi Fusco